Post by Vincenzo Sette

Manager Cooperativo | Coordinatore Organizzativo Nazionale UE.COOP | Relazioni Istituzionali, Promozione della Cooperazione | Pianificazione e sviluppo organizzativo di reti e strategie | Event manager

Quando la bellezza diventa cura Nel primo quadro della Bohème di Giacomo Puccini, Rodolfo si presenta a Mimì dicendole “Chi son? Sono un poeta. Che cosa faccio? Scrivo. E come vivo? Vivo.” In quelle poche frasi, così semplici da apparire quasi ordinarie, c’è invece una dichiarazione disarmante che apre un mondo: quel mondo di chi vive d’arte, di chi affida la propria esistenza a ciò che non garantisce nulla ma che dà senso a ogni cosa. Rodolfo è un bohèmien, fa parte di quegli artisti che abitavano le soffitte malridotte di Parigi, impregnate dell’odore dell’inchiostro e dell’olio che, giorno dopo giorno, si trasformava in versi, in tele accese di colore, in pentagrammi che diffondevano poesia. Essere bohèmien significava vivere sospesi tra la miseria materiale e la ricchezza interiore che nessuno poteva togliere; una vita difficile, sì, ma sempre rivolta verso quella luce splendente e ardente che solo l’arte sa mantenere tale. Oggi i bohèmien non abitano più soltanto Parigi ma ovunque l’arte continua a sopravvivere nonostante tutto e le soffitte sono diventate i conservatori, le accademie e gli scantinati dove esercitarsi e continuare a creare dopo il lavoro “vero”. L’arte non è un passatempo: è una necessità per respirare e restare vivi, in un mondo che però misura il valore solo in produttività e profitto. I nuovi bohèmien sono quindi si crei qualcosa senza garanzie: nei laboratori teatrali, nei piccoli festival indipendenti, nelle stanze in cui si scrive, si dipinge, si prova, si danza e, soprattutto, si sogna. Vivono sospesi tra passione e precarietà, con la certezza comunque che ogni atto creativo sia un modo per opporsi ad un tempo che ha smarrito la meraviglia. Forse non è un caso che, proprio oggi, si inizi a riconoscere anche istituzionalmente ciò che artisti e poeti hanno sempre intuito. Sempre più studi dimostrano come la fruizione dell'arte, della musica, del teatro e del patrimonio culturale possa incidere positivamente sul benessere delle persone, migliorandone la qualità della vita. Da questa consapevolezza nasce anche il recente Protocollo d'intesa tra il Ministero della Cultura e il Ministero della Salute dedicato alla cosiddetta "arte che cura", un'iniziativa che riconosce alla cultura la capacità di affiancare le cure mediche come strumento di benessere e supporto terapeutico. È un riconoscimento importante perché restituisce all'arte una funzione che spesso le era stata negata o ridotta a semplice intrattenimento. Forse essere bohémien oggi significa proprio questo: vivere nella consapevolezza che la creatività potrebbe non garantire un futuro economico, ma che risponde a un bisogno dell'anima, nella convinzione che la vita abbia senso solo se attraversata dalla bellezza e dallo stupore, soprattutto quando quella bellezza riesce a emozionare e aiutare gli altri. #ministerodellacultura #arte #cura #luciaborgonzoni #terzosettore #cooperativeculturali #MIC #ministerodellasalute

Post content