Post by Vincenzo Borgomeo
Car enthusiast, direttore FORMULAPASSION, portale motori Gruppo GEDI- Repubblica.it e responsabile settore motori LA STAMPA
Capolavoro Antonelli nel Gp infinito Kimi Antonelli ha vinto la quinta gara di fila, il Gp di Monaco, e l’ha vinta in un modo così perfetto da far sembrare gli altri piloti non tanto sconfitti, quanto semplicemente comparse in un film di cui lui è già, da un pezzo, il protagonista assoluto. Qualche dettaglio per capire: al trentaseiesimo giro, mentre tutti arrancavano con gomme finite, lui ha tirato fuori un giro veloce. Al cinquantacinquesimo ha doppiato il suo compagno di squadra. E senza la Safety Car finale gli avrebbe dato al secondo mezzo minuto di distacco. Pole position, gara dominata, ripartenza da fermo dopo la bandiera rossa: in pratica tre vittorie in una sola domenica. E non va dimenticato che il ragazzo ha messo le ruote su questo circuito solo due volte in vita sua. Due. E ha trattato il principato come se fosse casa sua da sempre. Non ha sbagliato niente. Nemmeno una sbavatura. Ha spinto dal primo all’ultimo metro, come se ogni giro fosse ancora una qualifica, come se la noia della superiorità non lo sfiorasse nemmeno. I campioni veri sono fatti così: non cercano solo il giro perfetto, cercano la gara perfetta. E lui, a diciannove anni, fa già questo. Davanti a una cosa del genere, tutto il resto perde importanza. La Ferrari che raccatta un secondo posto, Leclerc che va a muro alla ripartenza dopo la sparizione della safety car sul fine gara, la bandiera rossa poco prima della fine: dettagli. Quaderni di contabilità. La notizia vera è un’altra: con Antonelli sta arrivando in Formula 1 l’effetto che abbiamo già visto in MotoGp con Valentino Rossi e nel tennis con Jannik Sinner. L’effetto per cui gli italiani (e una bella fetta del mondo) smettono di tifare una scuderia e cominciano a tifare un ragazzo. Il concetto lo ha spiegato perfettamente qualche tempo fa Federico Buffa: «Il tifoso spesso non tifa una squadra, tifa il riflesso del proprio sogno attraverso gli occhi di un campione, finendo per considerare gli altri ventidue in campo solo come comparse necessarie». Ora quindi tocca a Kimi che ha quella cosa rara, la naturalezza del predestinato. Così oggi, dopo aver assistito a un pazzesco Gp di Montecarlo, possiamo dire davvero una cosa che normalmente non si dice (mai) per scaramanzia: Antonelli sta per diventare il più giovane campione del mondo nella storia della F1. continua su FORMULAPASSION