Post by Sergio Nuvoli
Giornalista presso Università degli Studi di Cagliari
Le parole sono lame, a volte. E quelle pronunciate da padre Morittu ieri sera tagliano. Proprio quando la platea applaudiva di più, ha parlato di “indifferenza elogiativa”, cioè di quell’atteggiamento di chi ti loda, ti applaude, ti dice che sei bravo, magari ti dà premi e medaglie, ma poi non è disposto a fare un pezzo di strada con te. Padre Salvatore è di Bonorva, e a Siligo - poco distante - ha fatto nascere la prima comunità per tossicodipendenti, inizialmente guardata con sospetto: da lì è nato un mondo, Mondo X. “Gli abitanti di Siligo però - ha ricordato - in quei centri culturali che sono gli zilleri del paese, ne parlavano bene. ‘Saranno drogati, ma lavorano molto’”. Ma le critiche maggiori padre Salvatore le ha ricevute a suo tempo dalla stessa Chiesa, dal suo stesso Ordine religioso. Alcuni di noi non dimenticano nemmeno la vicenda del convento di San Mauro, dove al suo posto finirono alcuni fraticelli profumati e imbellettati di cui dopo poco tempo si sono perse le tracce. Il Meilogu è terra di gente per bene e schietta come lui. “Nel 1985 molti dei nostri ragazzi morivano, non capivamo cosa stesse succedendo con l’AIDS - ha detto ancora ieri sera - Un ragazzo di Cagliari morì a Sassari e la famiglia ci disse che per lui non c’era posto nemmeno in cimitero. Gli abitanti di Siligo mi regalarono un loculo nel loro camposanto, e da allora vanno a pregare sulla sua tomba come se fosse uno di casa”. Per tutto il bene che ha fatto, padre Salvatore meriterebbe un monumento. Ma ieri ha detto chiaro che non lo vuole, vuole ben altro. Non so se sia santo, so con certezza che è un uomo vero. Dunque santo, come mi hanno insegnato. La politica, tutta la politica, ha il dovere morale di inginocchiarsi davanti a quest’uomo, prima che sia troppo tardi, e chiedergli cosa vuole che si faccia. E deve farlo. Subito. Grazie, padre Salvatore.