Post by Pietro Russo

Scrittore - Racconta storie - Custode della Memoria - Archivista

Stefano Russano: Le Ali della Terra oltre l’Orizzonte Siamo agli inizi degli anni Ottanta. Era una mattina di fine estate, una di quelle in cui il sole di Strongoli sembrava voler accarezzare ogni filo d’erba della vallata, illuminando i campi con una luce dorata e paziente. Quel giorno nonno Stefano aveva deciso di immortalare un momento speciale: aveva fatto salire il piccolo Francesco sul dorso del loro mulo, il compagno instancabile di mille fatiche. Francesco sentiva il calore della mano del nonno posata sulla sua vita, un cerchio di protezione che lo faceva sentire invincibile, più alto di qualsiasi ostacolo. Quel contatto non era solo un sostegno fisico, ma un cordone ombelicale fatto di affetto puro, un patto silenzioso tra due generazioni. Non era una domenica di festa, era un giorno come tanti, di quelli trascorsi a spaccarsi la schiena per strappare alla terra il necessario per vivere, eppure, in quell’istante, il tempo si era fermato. Nonno Stefano e Francesco erano inseparabili: ovunque andasse il nonno, il piccolo lo seguiva come un’ombra fedele, osservando con occhi curiosi i gesti precisi di un uomo che aveva fatto del lavoro la sua religione. Per Stefano la famiglia era il santuario inviolabile… Non insegnava ai suoi nipoti con lunghi discorsi, ma con il peso delle sue azioni. Ogni colpo di zappa, ogni sguardo rivolto al cielo per prevedere il tempo, era una lezione di vita: insegnava loro la dignità, il rispetto per la terra che dà da mangiare e il valore sacro di un impegno preso. Con la sua camicia bianca stirata dalla moglie e lo sguardo fiero di chi non aveva mai chiesto nulla alla vita se non la salute, nonno Stefano voleva che il nipote vedesse il mondo da un’altra prospettiva. Voleva che guardasse oltre le colline che chiudevano l’orizzonte, verso quel futuro che lui forse non avrebbe mai conosciuto, ma che costruiva giorno dopo giorno per i suoi cari. Voleva trasmettere a Francesco quella forza interiore che gli avrebbe permesso di camminare a testa alta, ovunque il destino lo avesse portato. Mentre il mulo masticava l’erba secca e perfino le cicale sembravano tacere per un istante di rispetto, Stefano capì che quello non era soltanto uno scatto. Era il suo modo di dire al nipote che, anche se non possedevano immense ricchezze, avevano qualcosa di ancora più prezioso: le ali per sognare. Quella fotografia è la prova tangibile di un patto d’amore, un nonno che ha sollevato il proprio nipote sopra la polvere della fatica affinché non dimenticasse mai la nobiltà delle proprie radici. Quella terra, quell’animale, quella mano ferma sulla schiena di un bambino di appena un anno… è tutto lì, racchiuso in un piccolo rettangolo di carta che, ancora oggi, riporta Francesco al profumo del grano maturo e alla voce di un uomo che, con la sua sola presenza, gli ha insegnato cosa significhi essere un uomo. Pietro Russo © – tutti i diritti riservati. In memoria di Stefano Russano 14-02-1920 06-03-1997 ✞

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