Post by Paola Treppo
Giornalista e autrice. Racconto territori, persone e istituzioni del Friuli Venezia Giulia.
Al museo della vita contadina "Cjase Cocèl" di Fagagna, abbiamo incontrato Agnul. Elettricista di mestiere, da bambino era stato mandato dalla mamma nella bottega del fabbro, a imparare. Era una consuetudine diffusa: i ragazzini vi entravano come garzoni e, osservando, provando e sbagliando, si formavano a un mestiere: "ho imparato rubando con gli occhi" dice Agnul Davanti a noi ha battuto il ferro sull'incudine e ha forgiato dei chiodi 🔥. Il ferro si lavora a 700 gradi, ci ha spiegato - fonde solo a 1300, 1400 gradi. Il fuoco trasforma senza distruggere: non serve annientare la materia per darle forma nuova, bastano il calore giusto, gli strumenti adatti e la mano esperta In tutte le culture il fabbro è un mediatore tra gli elementi: doma il fuoco, piega il metallo, sta sulla soglia tra natura e artificio. Da Efesto e Vulcano fino alle leggende popolari dove il fabbro è l'unico capace di ingannare il diavolo, la fucina è uno spazio liminale, un po' officina e un po' tempio Il chiodo è un oggetto minimo e di grande forza: unisce, fissa, tiene insieme travi e case 🏠; le stesse case della civiltà contadina. Porta con sé la memoria della Passione: i chiodi forgiati a mano compaiono anche nei crocifissi popolari Il ritmo della battitura del ferro era la "voce" del paese: si diceva che dal suono si riconosceva la mano del fabbro. Anche questo è memoria collettiva: un paesaggio sonoro scomparso che il museo fa rivivere. Nella civiltà contadina, quella del fabbro era un'officina indispensabile: l'artigiano forgiava e riparava gli attrezzi da lavoro (zappe, falci, vomeri) e produceva chiodi, cerniere, ferramenta per le case e le stalle. Quasi ogni paese aveva il suo "favri" ⚒️ #CjaseCocel #Fagagna #Friuli #MestieriDiUnaVolta #CulturaFriulana