Post by Paola Cosi

Specialista in Management delle imprese turistiche

Ci sono modi di dire che sentiamo fin da bambini, ma il cui significato comprendiamo davvero solo da adulti, quando scopriamo che dietro una semplice espressione si nascondono fatti reali, trasformati dalla fantasia popolare in racconti misteriosi intrisi di superstizione. A Gallipoli, uno di questi modi di dire, nasce da una semplice statua lignea del XVII secolo, il Malladrone, custodita nella cappella del Golgota, all'interno della chiesa di San Francesco d'Assisi, nella città vecchia. Nella cappella sono presenti le statue dei due ladroni crocifissi accanto a Cristo, il Buon Ladrone Disma, e il Cattivo Ladrone, Misma con il suo volto inquietante, divenuto protagonista di numerose leggende macabre, e di un curioso modo di dire originato dal fatto che, mentre gli abiti di Disma vengono sostituiti raramente, quelli di Misma sono sempre lacerati, forse a causa dello stato di conservazione del legno della statua. Perciò a Gallipoli chi riduce abiti e calzature in pessime condizioni, viene paragonato al Malladrone. La sua fama raggiunse persino Gabriele D'Annunzio, che, durante il suo soggiorno a Gallipoli nel 1895, prima di salpare per la Grecia, volle visitare la chiesa rimanendo colpito dall'aspetto particolarmente sinistro del Malladrone, che egli definì di"un'orrida bellezza". Al riguardo ho un ricordo personale davvero pittoresco poiché, alcuni anni fa, in un pomeriggio di primavera, ero in visita alla chiesa che era in fase di restauro e, tra calcinacci, impalcature e polvere, conversai con un anziano sagrestano, un uomo robusto, dai modi semplici. Gli chiesi dei vestiti strappati e di tutte le leggende intorno al losco figuro e mi rispose: "Signorina, non abbia paura... il Malladrone non è pericoloso e non si strappa i vestiti con le mani. Volevo ridere, ma ho solo risposto "Menomale, cominciavo a preoccuparmi"!

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