Post by Marco Sani

Sceneggiatore presso Cinema & TV

Me lo ricordo benissimo quando Zeno Bosco ha preso vita. Era il qualcosa di agosto 2019, me ne stavo fuori dalla Seu di Palma di Maiorca, che è una bellissima cattedrale gotica, e stavo divorando Pista Nera di Manzini. Il freddo di Aosta, tutto nella testa, mescolato al pomeriggio torrido maiorchino, e io che sudando da ogni poro stavo lì a chiedermi: come posso sporcarlo ancora di più Schiavone? Come posso metterci dentro un pezzetto del Mankowsky di Leonard o di Hap Collins? Freaky Deaky e Il Mambo Degli Orsi li ho letti nel peggiore dei momenti: quando sei così giovane che il tuo gusto viene plasmato e ti si appiccica addosso come una colata di resina. Dubbi e ansia: riuscirò mai a restituire almeno in parte il sapore de I Re Del Mondo? Come si costruisce la biografia di un personaggio come Ed Tom Bell in un paese come l’Italia che una frontiera vera non ce l’ha? Settecento revisioni dopo, eccoci qua. Tra due giorni, Il Mese Più Crudele esce in libreria e io provo un milione di emozioni diverse. Aprile è il mese cui il titolo si riferisce e 100 anni dopo la descrizione di TS Eliot vale ancora: “aprile è il mese più crudele, genera lillà dalla terra sterile, confonde memoria e desiderio, risveglia radici torpide con pioggia primaverile”. Genera, confonde, risveglia. C’è tutto dentro il libro, ci sono memorie e desideri, radici e pioggia. Io non so come andrà, non so se piacerà, non so se Zeno avrà un futuro, non so niente di niente, ma spero solo una cosetta per nulla facile: che convinca chi ne ha bisogno che anche il più lungo dei temporali finisce con un raggio di sole. Sempre.

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