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«Più che un fuoco sacro, fu un gran febbrone». Rita Pavone aveva 14 anni, debuttava al Teatro Alfieri di Torino in Buongiorno marziani, e l’emozione la spedì a letto, malata, per un’intera settimana. «Per la prima volta mi esibivo davanti a un pubblico diverso da quello, viziato, dei parenti: la genuinità, e il fragore, degli applausi mi emozionarono tantissimo». Da allora non ha più fatto a meno del palco, «una malattia meravigliosa da cui non si guarisce». […] Torino non seppe cogliere il suo talento. Perché? «Io e la mia città purtroppo non ci siamo capite. Non comprendevano perché una ragazzina cantasse brani adulti. Ci rimasi male. Roma invece mi aprì subito le porte. Non era un viaggio da poco per la mia famiglia: papà dovette usare i soldi messi da parte per il frigo nuovo dicendo: “Spero che la vita di mia figlia valga almeno un frigo”». L’intervista integrale di Francesca D’Angelo è su La Stampa #LaStampa
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