Post by InsideOver
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Rilasciati dopo 31 giorni di prigionia nell'est della Libia. Se avete sentito questa notizia dai media italiani, la narrazione che restituisce è quella di un successo esclusivo della nostra diplomazia, dell’Intelligence e della Farnesina. Riflettendo le parole del Ministro Antonio Tajani. La realtà è che per un mese le nostre istituzioni sono rimaste politicamente in stallo per evitare un approccio troppo duro col governo del generale Haftar. Uno dei motivi risiede nei diversi accordi attivi con la Libia. Se usciamo dalla nostra stampa e andiamo a leggere quella turca, la liberazione è celebrata come un successo diretto dei servizi segreti turchi. Il ritorno a casa degli attivisti non è però stato il frutto di un singolo intervento bilaterale, ma di un complesso lavoro diplomatico che ha visto entrare in gioco anche la Turchia. L’intervento decisivo di Ankara è stato parallelo alla necessità di riaprire i canali diplomatici con Haftar, tutelare i propri interessi in Cirenaica La liberazione degli attivisti, in quest'ottica, è funzionale a un gioco politico più ampio che ha in palio il futuro di un Paese di fatto diviso dalla caduta di Gheddafi nel 2011.
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