Post by Domenico Allegra

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Cappellini, pugni e cattivi esempi: cosa stiamo insegnando ai nostri giovani? In un mondo in cui i valori sembrano sempre più labili, le immagini e i comportamenti che i giovani vedono diventano la loro bussola. Purtroppo, spesso, quella bussola sembra perdere il nord. L’episodio del cappellino: un miliardario e un gesto di egoismo Durante una recente partita agli US Open, un giovane tennista ha deciso di regalare il suo cappellino a un piccolo fan, un gesto semplice e generoso. Ma ecco il colpo di scena: un miliardario presente tra il pubblico ha afferrato il cappellino prima che il ragazzino potesse riceverlo. Un gesto che, per fortuna, si è risolto nel migliore dei modi: il tennista e il bambino si sono poi incontrati di nuovo e il giovane fan ha ricevuto una borsa piena di gadget. Ma resta la domanda: che esempio dà un adulto che si comporta così, soprattutto se è CEO di una grande azienda? Come si relazionerà con i suoi collaboratori? Con la stessa arroganza e prepotenza che ha mostrato sugli spalti? O saprà dimostrare rispetto, umiltà e rispetto verso gli altri? La follia a Collegno: violenza sugli spalti Mentre tutto questo accade, dall’altra parte d’Italia, a Collegno, un episodio ancor più grave si consuma durante una partita under 14. Un diverbio nato da uno sfottò tra due ragazzini si trasforma in rissa e un genitore – invece di fermare la violenza – picchia il portiere avversario. Questa scena è la fotografia della nostra società: la mancanza di autocontrollo, l’aggressività che si riversa sui più piccoli, un modello sbagliato che si trasmette come un virus. Onestà, coerenza e altruismo: parole che pesano “I giovani non hanno bisogno di sermoni, i giovani hanno bisogno di esempi di onestà, di coerenza e di altruismo.” Parole di Sandro Pertini, mai così attuali. Non è più tempo di lamentele o di condanne formali. Serve un cambiamento reale, che parta dagli adulti, da chi ha responsabilità e influenza. I giovani guardano e imparano, ma imparano più dai fatti che dalle parole. La domanda finale è semplice, ma cruciale: Che esempio vogliamo essere? Perché se continuiamo così, rischiamo di insegnare ai nostri figli che la prepotenza è un premio, che la violenza è la soluzione, e che l’altruismo è un optional.

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