Post by Daniel Di Schuler

Fissatore d'istanti. presso Tre figli e una macchina da scrivere.

Si chiamava Mirko. Il padre lo avrebbe ucciso perché era omosessuale. Quante volte avrete letto anche voi «meglio morto che gay» scrollando i social. Sua madre, Kety, lo difendeva. È stata ammazzata con lui. Un delitto in Versilia. Vecchio di un giorno. Già sparito dalle prime pagine. Forse perché ha troppi complici. Tutti quelli che stanno facendo scendere sul nostro paese, come una nebbia maligna, una cappa di omofobia. Spesso mascherata. Subdola. Diretta conseguenza della visione dell'omosessualità come scelta. Addirittura come malattia da cui si può essere contagiati. Un'idea assurda, che può venire solo a chi abbia «scelto» di essere eterosessuale. A chi, detto altrimenti, non abbia capito il concetto di identità. O abbia faticosamente negato la propria. Di certo, nulla a che vedere con la sempre evocata romanità imperiale. A Roma potevi fare quel che volevi con chi volevi. Erano affari tuoi. Il ritorno, piuttosto, di un'Italietta ipocrita e bigotta. Il paese dove un partito difendeva il «delitto d'onore» ancora nel 1981. Sì, certo, il MSI di quello «statista» che fu Giorgio Almirante. Il paese, altro che integralismo islamico, dove fino al 1996 lo stupro era considerato un delitto contro la morale. No, non contro la vittima. Avete capito bene: contro «la morale». E qui mi fermo. Troppa indignazione mi fa scrivere troppo. Resta il cordoglio per Mirko e sua mamma. Mentre emerge, tra i seguaci del generale, la fulgida figura di un'insegnante. Il suo grande merito? Avere umiliato un'allieva trans. Da urlare. Un paese al contrario? Quelli che vanno al contrario siete voi. Francis Bacon, «Tre studi di figura alla base di una crocifissione». Olio e pastelli su tavola del 1944.

Post content