Post by Confindustria
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La guerra in Iran rischia di costare alle imprese italiane fino a €21 miliardi in più di costi energetici. Secondo le stime del nostro Centro Studi, il conflitto tra USA e Iran potrebbe avere un impatto pesantissimo sui costi energetici della manifattura italiana, già oggi più alti rispetto ai principali competitor europei. Anche perché il problema non nasce solo oggi: già nel 2025, per gli strascichi sui prezzi di gas e petrolio dell'impennata del 2022, l'incidenza dei costi energetici sui costi totali delle imprese manifatturiere italiane è salita al 4,9%. Una crescita del 25% rispetto al livello pre-Covid. Guardando al 2026, il Centro Studi ha elaborato due scenari possibili. Nell'ipotesi più favorevole, con una guerra che si conclude entro giugno e un prezzo medio del petrolio a $110, le imprese italiane si troverebbero comunque a sostenere circa €7 miliardi in più all’anno, con un’incidenza dei costi energetici in salita dal 4,9% al 5,9%. Se invece il conflitto dovesse protrarsi per tutto l’anno, con un petrolio a $140 in media annua, il conto salirebbe a €21 miliardi in più e il peso di questi costi balzerebbe dal 4,9% al 7,6%. In questo scenario peggiore ci si avvicinerebbe ai livelli critici del 2022 (8,3%), già dimostratisi difficilmente sostenibili per il sistema produttivo. Il rischio concreto è un’ulteriore erosione della competitività italiana, sia in Europa che a livello globale, soprattutto considerando che in altre aree del mondo, in particolare nel continente americano, i costi energetici restano significativamente più bassi. Per questo servono interventi strutturali: ridurre il differenziale energetico non è più rimandabile, prima che il conto diventi davvero insostenibile.