Post by Claudio Camusso

Marketing & Communication | Project Management | MBA | Dall’approccio “Generalista Zen” alla complessità aziendale

Da qualche giorno è tornata la polemica del perché gli stipendi ini Italia non crescono? 32 anni di instabilità non premiano: Berlusconi I (10/05/94 – 17/01/95): votato Dini (17/01/95 – 17/05/96): tecnico Prodi I (17/05/96 – 21/10/98): votato D'Alema I (21/10/98 – 22/10/99): tecnico D'Alema II (22/10/99 – 25/04/00): tecnico con rimpasto Amato II (25/04/00 – 11/05/01): tecnico Berlusconi II (11/06/01 – 23/04/05): votato Berlusconi III (23/04/05 – 17/05/06): votato con rimpasto Prodi II (17/05/06 – 8/05/08): votato Berlusconi IV (8/05/08 – 16/11/11): votato Monti (16/11/11 – 28/04/13): tecnico Letta (28/04/13 – 22/02/14): tecnico Renzi (22/02/14 – 12/12/16): tecnico Gentiloni (12/12/16 – 01/06/18): tecnico Conte I (1/06/18 – 5/11/19): tecnico Conte II (5/09/19 – 13/02/21): tecnico con rimpasto Draghi (13/02/21 – 22/10/22): tecnico Per farla semplice: se salta il Governo salta l'Organo del Cnel quindi gli incontri con le liste sindacali (Cisl, UIL e CGIL) per il rinnovo dei contratti nazionali e la revisione dei "minimi tabellari". In questa legislatura sono stati rinnovati 40 contratti nazionali e rivisti i minimi. Non serve una legge per lo "stipendio minimo" serve stabilità politica e un programma condiviso almeno su questo. Perché la politica, gli adeguamenti salariali se li auto determina a prescindere se l'economia va bene o va male. La stagnazione salariale italiana è un fenomeno che si manifesta, anche, in modo strutturale a partire dalla seconda metà degli anni '90, si consolida nei primi anni 2000 e diventa particolarmente evidente dopo la crisi del 2008 e nel decennio successivo, in un contesto di bassa crescita della produttività, integrazione nei mercati globali e vincoli macroeconomici legati all’ingresso nell’area euro.