Post by Valentina B.
Marketing & Communication | Barausse Doors
Freddo, distante, severissimo. Almeno, questa era l'impressione che dava. Il suo nome risuonava nei corridoi della #SSLMIT ancora prima della prima lezione. Si sussurravano racconti di esami memorabili, di osservazioni taglienti, di pubbliche stroncature che alimentavano il folklore dell'istituto, in un equilibrio perfetto tra paura e sconfinata ammirazione. Il suo umorismo era dello stesso stampo: affilatissimo. Ricordo ancora una delle sue risposte più iconiche, diventata quasi leggenda tra gli studenti. Alla domanda: "Professor, can I have a word with you?" replicò, senza scomporsi: "You most certainly CAN, the problem is if you MAY." Con il tempo, però, molti di noi hanno capito che dietro quell'apparente distacco c'era un docente che pretendeva moltissimo, prima di tutto da se stesso, e che considerava l'eccellenza un dovere, non un privilegio acquisito. Per questo superare il suo esame aveva un sapore diverso. E, soprattutto, aveva un valore immenso riuscire a cogliere quel quasi impercettibile segno di apprezzamento: un lieve brillio negli occhi dietro le lenti spesse, un sorriso appena accennato sul volto di un Professore dalla carriera granitica, un interprete leggendario. Era una figura che sembrava appartenere a un'altra epoca, sì: di un rigore estremo, incapace di concedere scorciatoie. Ma proprio per questo rappresentava un punto di riferimento, un modello di eccellenza a cui guardare con rispetto e autentica venerazione. A noi studenti della SSLMIT resterà per sempre il privilegio di aver incrociato il suo cammino e di aver imparato, nel bene e nel male, che il rigore può essere una forma di rispetto per la propria disciplina. Grazie, Professore. Che la terra Le sia lieve.